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Il ricordo IL CINQUANTENARIO DI NUVOLARI
L’UOMO DELL’IMPOSSIBILE di Franco Carmignani Lo scorso mese d’agosto, esattamente l’11 agosto, si sono celebrati i primi cinquant’anni dalla scomparsa di Tazio Nuvolari: "Il più grande pilota del passato, del presente e del futuro" come ha detto Ferdinand Porsche.
Il campione mantovano, al quale in questo cinquantenario sono state dedicate molte manifestazioni e la stessa nuova sala stampa dell’Autodromo di Monza, è stato il primo grande personaggio dell’automobilismo grazie al fatto che le sue imprese hanno sempre avuto un qualcosa di epico. E’ proprio con alcune delle sue più celebri e celebrate imprese che "Motor" intende ricordarlo su questo numero, per poi approfondire ulteriormente il personaggio Nuvolari con un ulteriore servizio, ricco di testimonianze dirette, previsto in una delle prossime uscite. LA MUMMIA La parte iniziale della carriera e della leggenda di Nuvolari appartiene alle due ruote. E’ nel motociclismo che il mantovano ha colto i primi grandi successi, ed è nel motociclismo che ha incontrato il suo rivale numero uno, Achille Varzi. Dopo i tanti successi conquistati in sella a Indian, Norton e Harley Davidson, nel periodo in cui si alternava tra automobilismo e motociclismo, Nuvolari era diventato pilota ufficiale della Bianchi. Nel 1925 con la 350 aveva vinto i Circuiti di Padova, di Monte Mario a Roma e del Lario. Ma era stato protagonista anche di un grave incidente in Germania alla Solitude, che aveva fatto temere per la sua sorte. Ma si era rimesso in fretta, recuperando da un principio di commozione cerebrale e dalle fratture. Il 14 settembre a Monza è in programma il classico Gran Premio delle Nazioni, la gara clou della stagione, dove "Nivola" e la Bianchi sono attesi al confronto con l’inglese Wal Handley in sella a una Rex Ame. Ma quella sfida, attesissima, rischia di saltare. La settimana precedente al Nazioni, sempre a Monza, Tazio viene convocato da Enzo Ferrari, allora direttore della squadra Corse dell’Alfa Romeo, per un test con la P2. La situazione era un po’… controversa. Con la Bianchi, Nuvolari aveva un contratto che gli imponeva di correre solo con le moto per due anni. In realtà il mantovano aveva poi fatto inserire un’aggiunta che gli permetteva di partecipare, eventualmente, a dei test in auto. Ferrari aveva organizzato una sorta di leva fra giovani emergenti. Nuvolari fu l’ultimo a mettersi al volante dell’unica P2 disponibile. Un paio i giri e aveva già staccato tutti. Un altro paio di giri ed ecco il gran volo a Lesmo. Questa volta niente commozione e frattura, ma botte e ferite in tutto il corpo, e febbre alta: almeno un mese di prognosi. Niente da fare! La voglia di confrontarsi con Handley era troppo forte… stringendo i denti e lavorando di cuore e di fantasia, come avrebbe fatto in tutta la sua carriera, ordinò un busto di cuoio, che la domenica mattina applicò sul corpo quasi interamente bendato. In versione "mummia" Nuvolari sale in sella alla sua "Freccia Azzurra". In queste condizioni affronta i trecento chilometri battuti dalla pioggia e l’aspro duello con Handley, che arriverà mestamente a piedi al traguardo spingendo la sua Rex Ame finita KO. E’ il trionfo per Nuvolari, che all’arrivo viene letteralmente sollevato dalla moto dai suoi meccanici tanto è intorpidito e sofferente, primo a 123,981 km/h, quasi 10 km/h in più del vincitore della classe 500… A FARI SPENTI NELLA NOTTE La grande rivalità di Nuvolari, "l’uomo dell’impossibile", con Achille Varzi, "lo stilista" ha avuto il suo momento clou nella Mille Miglia del 1930. "Sono contento, finalmente posso disputare la Mille Miglia con una macchina che mi soddisfa davvero". In effetti, per puntare al successo nella grande maratona italiana, Nuvolari ha dovuto attendere il 1930. Nelle prime tre edizioni, corse al volante della Bianchi, della Bugatti e della O.M. aveva concluso al decimo, al tredicesimo e all’undicesimo posto. Ora era finalmente al volante dell’Alfa Romeo ufficiale, vincitrice delle ultime due edizioni, con Ferrari e Jano che aveva aspettato ben 5 anni a chiamarlo dopo l’incidente in prova a Monza, come sostituto di Gastone Brilli Peri, che era caduto a Tripoli l’anno precedente. Ma le Alfa, le avevano anche Giuseppe Campari e Achille Varzi, che avevano trionfato nel 1928 e nel 1929. Erano le 1750 Compressore, caratterizzate dai famosi coprifari rossi. E proprio i fari avranno un peso importante quel 12 aprile del 1930. Varzi, che certo non ha gradito l’arrivo in squadra del mantovano, parte sparato. Vince rapidamente la resistenza di Arcangeli, che dopo un promettente avvio rompe un pistone della sua Maserati, ed è grandissimo sulle salite della Raticosa e della Futa. Arriva a Roma in testa. Ma ha solo un minuto di vantaggio su Nuvolari, mentre Campari è ha più di dieci minuti. Al passaggio di Perugia i due rivali sono ormai alla pari. Ad Ancona, Nuvolari passa in testa con un minuto, un vantaggio che poi via via si dilaterà a sette e più minuti. E qui si innesca l’episodio dei fari. Ancorchè in vantaggio Nuvolari vuole passare per primo sul traguardo di Brescia. Per questo, complice forse le prime luci dell’alba che incombe, spegne i fari per un lungo tratto impedendo a Varzi di accorgersi di essere braccato così da vicino, per poi riaccenderli a Lonato in prossimità dell’arrivo nel momento del sorpasso. Negli anni l’episodio, pur soggetto a tante interpretazioni, sostenute ora dall’uno ora dall’altro partito, è stato eletto a simbolo della furbizia di Nuvolari. In realtà quella vittoria alla Mille Miglia ha una valenza ancor più importante: nel 1930 Tazio Nuvolari è stato infatti il primo vincitore della gara bresciana a superare la media dei 100 km/h! LA MARCIA REALE La vittoria più bella tra le monoposto al Gran Premio di Germania
Nel 1934 era entrata in vigore la nuova formula 750 per le monoposto Grand Prix. Una formula di cui si sono particolarmente avvantaggiati i costruttori tedeschi, Auto Union e Mercedes, grazie all’esperienza nei metalli leggeri e anche alla spinta del regime. Contemporaneamente si è oscurata la stella dell’Alfa Romeo. Nel 1935 Nuvolari, dopo una parentesi con la Maserati, è tornato a correre con le amate P3 messe ora in campo dalla Scuderia Ferrari. Era comunque una lotta impari contro i tedeschi, ma proprio le sfide impossibili erano quelle che più esaltavano il campionissimo di Casteldario. E l’unica chance di cogliere un grande successo era legata alle sue superiori doti di guida. E’ l’occasione è maturata proprio al Gran Premio di Germania. Il 28 Luglio 1935 la Germania automobilistica si preparava a celebrare il trionfo delle sue 750 sulla terribile pista del Nurburgring. Mercedes è in pista con cinque M25C con i motori otto cilindri da oltre 450 CV, per Caracciola, che ha già vinto quattro volte il Gran Premio di casa, Fagioli, Lang, Von Brautchisch e Geyer, mentre l’Auto Union affida le sue Tipo B cinque litri con motore posteriore 16 cilindri da 350 CV, progettate da Porsche, a Rosemeyer, Varzi, Stuck e Pietsch. L’Alfa Romeo con la sua 3,2 litri da 265 CV sembrava presente solo per onore di firma! Ma non certo Nuvolari che prima di partire pensa alle 174 curve racchiuse nel lungo "ring" di 28 chilometri che si sviluppa sulle colline dell’Eifel. Ma pensa anche un’altra cosa. Chiama Nello Ugolini e gli dice di preparare una bandiera italiana. E’ il suo modo di caricarsi avrà pensato il D.S… si parte con la pioggia. Le Auto Union pasticciano al via, e le Mercedes si involano. Caracciola è primo, Fagioli secondo, Von Brautchisch terzo. L’Alfa Romeo ha già perso Chiron e Brivio. Tutto come previsto. Tranne Nuvolari… che all’undicesimo dei ventidue giri in programma, approfittando anche della nebbia che grava su un tratto del circuito dal quarto posto supera il terzetto di testa. Ma la gara sembra ugualmente stregata. Al giro successivo durante il rifornimento l’Alfa di testa perde oltre un minuto e torna di nuovo in quarta posizione! Ma Nuvolari non è ancora domo. Sorpassa Caracciola, che era ripartito in terza posizione, poi approfittando del rallentamento di Rosemeyer si porta alle spalle di Von Brautchisch. Il tedesco affronta l’ultimo giro con 30 secondi di vantaggio, ma è in crisi di gomme… sulla linea del traguardo si preparano i festeggiamenti, la folla è tutta in piedi. Ci vogliono diversi minuti di suspense perché le vetture tornino sotto le tribune. Quando si ode in lontananza il rombo del motore l’eccitazione sale al massimo, ma dura pochi secondi. E’ infatti una macchina rossa a spuntare in fondo al rettilineo. "E’ Nuvolari" gridano gli italiani. Ed è Nuvolari a ricevere la corona d’alloro dagli imbarazzatissimi personaggi addetti al cerimoniale che devono affrettarsi a spiegare quel tricolore che il campione aveva fatto preparare così come a suonare il disco con l’inno nazionale che non si trovava e che la leggenda vuole sia saltato fuori dalla borsa di Tazio… L’ULTIMA CAVALCATA Il secondo posto alla Mille Miglia del ’47 e la commovente impresa nell’edizione del ’48 Alla ripresa dell’attività sportiva dopo la Seconda Guerra mondiale, Tazio Nuvolari risponde subito "presente". E’ un uomo stanco, avvilito e malato. Nel ’47 ha 55 anni, un gran dolore dentro per la morte dei suoi due figli, e soffre ai bronchi. Proprio per questo dovrebbe lasciar perdere le corse, per evitare di respirare i gas della combustione. Molti temono che cerchi l’appuntamento fatale proprio in pista. Così non sarà. Nuvolari morirà nel letto di casa sua, al contrario di Varzi, lo stilista per eccellenza tradito dalla pioggia sul circuito di Berna… Il 27 aprile 1947 c’è l’appuntamento clou della Mille Miglia della ripresa. Nuvolari non corre certo per avere il prezzo politico per un treno di pneumatici come fanno molti degli iscritti, ma per vincere. E’ al volante della barchetta Cisitalia 202, alla quale poi verrà dato il suo nome. A dispetto di quel piccolo motore 1100 cc l’abilità di guida è sempre intatta. Arriva a Roma con sei minuti di vantaggio su Clemente Biondetti che è alla guida del Coupè 2900 Alfa Romeo, che ha oltre il doppio dei cavalli! La notizia corre per radio e la gente, che riassapora il piacere vero dei tempi di pace, è tutta per lui. Il tempo no… poco prima della fine, fra Asti e Torino si scatena un grosso temporale. Nuvolari guida una vettura aperta, Biondetti un coupè. Il risultato è segnato, ma a Brescia l’entusiasmo è tutto per il vecchio campione ritrovato. La rivincita è servita l’anno seguente. Questa volta Nuvolari ha una nuova barchetta Ferrari dodici cilindri 2 litri. L’ha voluto proprio il "Drake". La prima parte di gara è una fotocopia di quella dell’anno prima. A Roma Nuvolari arriva con 12 minuti di vantaggio su Sanesi. Ma la sua vettura comincia a perdere pezzi. Senza il cofano motore il campione mantovano arriva a Livorno con il vantaggio che sale a 20 minuti. Sul Montenero si stacca anche parte del sediolo del meccanico, e si danneggia una balestra. Ma nulla sembra turbare l’inarrestabile voglia di vincere di "Nivola". A Firenze il vantaggio è di mezz’ora. Arriva a Bologna e sembra fatta, anche se incombe nuovamente la pioggia, che comincia a cadere subito dopo Modena. Si pensa all’ennesima beffa. E da Reggio Emilia arriva la notizia più triste. Nuvolari si è ritirato a Villa Ospizio. Ma prima del previsto "bagno" del motore senza la protezione del cofano è stata la rottura del perno della balestra a mettere KO la Ferrari del mantovano. Arriva Ferrari a consolare il "suo" pilota, che si riposa nel letto della canonica di Villa Ospizio: "Coraggio Tazio, sarà il prossimo anno!". "Ferrari, giornate come questa, alla nostra età non ne tornano molte: ricordatelo, e cerca di gustarle fino in fondo, se ci riesci". Era il 1 maggio 1948, il giorno dell’ultima grande impresa di un grandissimo… |